Filippo Sgarlata – La Vita dell’Artista Scultore

Autoritratto scultore con basco, 1968 - Placchetta fusa in bronzo. Lussenburgo, collezione Gallo.

Uno scultore medaglista tra i più grandi dell’ultimo secolo.

Filippo Sgarlata Terzo (Tunisi, 24 novembre 1901 – Termini Imerese, 15 settembre 1979) La Tunisia dei primi anni del Novecento, grazie al protettorato francese, consentiva agli Italiani lì presenti di mantenere la propria nazionalità, con un passaggio naturale da padre in figlio, di conservare l’autonomia delle scuole e delle associazioni culturali, di poter esercitare liberamente le proprie attività professionali. A partire dalla seconda metà del XIX secolo, la popolazione italiana aumenta rapidamente, soprattutto quando la Francia intraprende lavori pubblici importanti. È in questa Tunisi, infatti, che sorge il primo Teatro Municipale ad opera di italiani, tra loro Biagio Sgarlata, imprenditore edile termitano che, proprio durante la trasferta tunisina diventerà padre del grande artista scultore. È qui che Filippo Sgarlata nasce il 24 novembre 1901 e vivrà i suoi primi anni sino a quando, nel 1908, la famiglia si trasferisce nuovamente a Termini Imerese. Manifesta già gusto estetico e creatività, costruisce pupi e allestisce teatrini in cui farli esibire dinanzi un pubblico di familiari e piccoli amici. Queste sue doti verranno incanalate dallo scultore siciliano Francesco Messina (allora impegnato nella costruzione del Cinema Eden di Termini Imerese) che gli suggerisce di iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove verrà ammesso con il massimo dei voti. Dopo un solo anno si trasferisce dall’Accademia palermitana allAccademia delle Belle Arti di Roma, dove frequenta i corsi di scultura, e contemporaneamente è ammesso alla Scuola dell’Arte della Medaglia diplomandosi nel 1923. Sgarlata sarà uno dei più grandi medaglisti dell’età contemporanea e, proprio grazie a questa sua arte, ancora studente ottiene i primi riconoscimenti; nel 1924 vince il concorso per le borse di studio e il pensionato con la medaglia per l’Aeronautica e, nel 1926, gli viene commissionato il trittico per il settimo Centenario di San Francesco. Ai primi risultati professionali si somma il suo successo privato: il matrimonio con Vincenzina Pedone, una giovane donna conosciuta ancora ragazzina, con la quale negli anni lontano da Termini aveva intrattenuto una fitta corrispondenza che, spesso, non bastava a colmare la reale distanza. Una sorta di breve cronistoria del loro fidanzamento, scritta da Vincenzina e conservata nell’archivio di famiglia, ci fa percepire che quella donna sposata nel novembre del 1926 sarebbe stata sua irrinunciabile compagna di vita. Non soltanto moglie e madre, è lei a prendere e mantenere contatti con interlocutori utili alla carriera del marito, è lei a raccogliere con grande attenzione tutti gli articoli di quotidiani e riviste  locali, nazionali e internazionali, è ancora lei catalogarne le opere, i premi, ad aggiornarne il curriculum. Una vera manager! È con lei che, nel 1929, parte per l’America dove ha vinto il concorso per un Monumento a Giuseppe Garibaldi da erigere a Providence. Negli USA realizza diversi ritratti, elabora il bozzetto per il Monumento a Cristoforo Colombo ma mai realizzato, crea a Utica il busto di Georges Dunham (direttore dell’Utica Daily Press), colloca il busto di Garibaldi nel College di Providence. Ma la delicata situazione finanziaria statunitense dovuta al crollo di Wall Street non consente a Sgarlata di raggiungere i grandi traguardi sognati e così, nell’agosto del 1932, torna nella sua città. Qui idea e crea opere di grande prestigio che gli valgono la partecipazione a manifestazioni quali la Biennale di Venezia, la Biennale d’Arte Triveneta, l’Esposizione Internazionale della Medaglia Contemporanea di Roma, l’Esposizione Numismatica e Medaglistica Ibero-Americana di Barcellona, l’Esposizione della Medalla Actual di Madrid, il Musée de la Chasse di Bruxelles, ecc. Sul finire degli anni Quaranta partecipa a due prestigiosi concorsi legati all’arte sacra: nel biennio 1947/48 per la porta in bronzo per la Basilica di San Pietro in Vaticano, dal 1949 per la porta del Duomo di Milano. Entrambi dall’esito deludente e, di conseguenza, logorante. La delusione viene leggermente attutita dalla realizzazione di quattro pannelli per L’Annunziata di Caccamo (Pa) e del bassorilievo inserito nel prospetto della Cattedrale di Altavilla Milicia (Pa). Ma il movimento d’opinione sviluppatosi attorno al concorso per San Pietro pone Filippo Sgarlata quale candidato ideale per l’ideazione della porta mariana della Cattedrale di Palermo. L’opera, voluta dal Cardinale Ruffini e sostenuta dall’Assemblea Regionale Siciliana, vuole essere espressione di consacrazione del popolo siciliano alla Madonna; la porta aprirà i battenti nel maggio 1961. Negli stessi anni in cui si dedica alla Porta, Sgarlata accoglie prestigiose commissioni di medaglie commemorative: il piatto in oro per l’Esposizione Filatelica Internazionale Sicilia ’59, la medaglia per le celebrazioni dell’Unità d’Italia, il Medagliere per la Repubblica di San Marino. La direzione della Zecca di Stato lo invita al concorso per le monete-medaglie celebrative del decennale della Costituzione; altre commissioni arrivano dall’Assemblea Regionale Siciliana per medaglie su Don Sturzo, Ruffini, Restivo. Anni dopo si dedicherà al terremoto in Sicilia e, nel 1976, per la Rassegna del Sacro nell’arte contemporanea. Ma la delusione è nuovamente in agguato, stavolta la “causa” è il monumento al Picciotto; nonostante, ufficialmente, la vicenda occupi gli anni da ’60 al ’64 (durante i quali il Comitato per le celebrazioni dell’Unità d’Italia proporrà ben quattro volte il tema del concorso)  i suoi strascichi accompagneranno Filippo Sgarlata sino alla fine. L’ombra campanilistica che aleggia sull’opera non lo pone in vantaggio rispetto agli altri partecipanti, per lui il Picciotto è emblema dell’epopea garibaldina in Sicilia, del vigore di chi si liberato dall’egida borbonica. L’opera non vedrà mai la luce né a Palermo né altrove, nonostante i concittadini termitani, dopo la sua morte abbiano più volte proposto di erigerlo nella sua città. La stessa città che aveva scelto per la propria vita e in cui ha ritratto molti suoi concittadini.